Davide Cocozza | PEOPLE

sostenibilità e rispetto per la natura attraverso l’arte e il biochar.

Le mie origini familiari mi hanno insegnato il valore della cultura e del sacrificio. Mio nonno materno, insegnante di lingue, mi ha trasmesso la passione per la parola e il pensiero, mentre mia nonna, poetessa e scrittrice, ha nutrito in me la sensibilità verso l’espressione artistica. I miei nonni paterni, con la loro storia di lavoro nelle miniere e nei campi, mi hanno mostrato la dignità del sacrificio e la connessione con la terra. In questa duplice eredità, intellettuale e materiale, si radica la mia visione del mondo.


Nell’ultimo periodo ho scelto di lavorare con il “biochar”, materiale conosciuto grazie alla gallerista Velia Littera ed alla sua meravigliosa Galleria Pavart; un pigmento naturale ottenuto dalla pirolisi della biomassa. La sua etimologia combina “bios” (vita) e “charcoal” (carbone), ed è proprio questa sua duplicità simbolica che mi affascina: nasce dal fuoco, dalla distruzione, ma è anche fonte di rinascita. Il biochar ha una forza cromatica incredibile, ma soprattutto è un elemento rigenerativo per il suolo e contribuisce a ridurre la CO₂ nell’atmosfera.


L’opera “L’asino che vola” nasce dalla volontà di ribaltare un pregiudizio linguistico e culturale.

La frase “Quando gli asini voleranno” è sempre stata usata per indicare l’impossibile. Ma cosa succede se un asino vola davvero? Per me, è il simbolo della liberazione dai condizionamenti, della trasformazione dell’impossibile in possibile. Come dice il “Bhagavad Gita”, la realtà è il riflesso della nostra coscienza: se crediamo in un limite, esso esiste; se lo superiamo, esso svanisce.


In che modo l’accostamento di animali, come la tartaruga e il koala, a oggetti urbani inospitali riflette la tua visione del conflitto tra natura e progresso?


Quali sono le tue principali fonti di ispirazione al di fuori del campo artistico?

Trovo ispirazione nei testi sacri e filosofici: il Dhammapada, il Bhagavad Gita, la Bibbia, Un Corso in Miracoli. Mi nutro delle parole di Nichiren Daishonin, Daisaku Ikeda, Marco Aurelio, Seneca, Pessoa, Ramana Maharshi e Lao Tzu.

La musica è un altro pilastro: Franco Battiato, De André, Ivan Graziani, Piero Ciampi, Queen, Sigur Rós, Paolo Conte, e la nuova bellissima rivelazione “Lucio Corsi”. Il cinema mi guida in visioni profonde: Interstellar, Inception, Tree of Life, La sottile linea rossa, la filmografia di Kubrick e Clint Eastwood e gli anime dello Studio Ghibli.

Devo dire però che l’ispirazione più grande e vera è quella che trovo nelle persone comuni, nei passanti e negli amici, nella famiglia, in mia figlia Sofia, che è un faro, una luce che mi offre la direzione del risveglio, della consapevolezza e della gentilezza; l’ispirazione è vivere interconnessi e fluire come un’unica partenza e meta insieme, tutti assieme.