“Sundazed Bones” il nuovo libro di
— Chiara Gligora

La tua biografia rivela una duplice anima: quella artistica e quella sportiva. Come pensi di trasporre la tua esperienza agonistica e la tua formazione come Coach MTMCAI Teaching Professional nella tua attività di scrittura?
Innanzitutto grazie per avermi ospitato all’interno del vostro magazine. Se mi guardo indietro vedo che lo sport ha sempre fatto parte di me, sin da piccolissima. Ho fatto nuoto dai 3 anni fino a 12 per poi passare al tennis. Mi ha insegnato tanto, a stare in gruppo e soprattutto con me stessa, imparando a dare il massimo nonostante la fatica. La disciplina e il rigore che dovevo avere in campo è stato ció che poi ho riportato anche nelle mie parole e in quello che voglio raccontare.

Oltre che fisicamente il tennis mi ha fatto crescere tantissimo a livello mentale. È uno sport che mette a dura prova con sè stessi, perché si è da soli, ed il primo avversario in campo sei sempre tu. La scrittura è arrivata dopo, ero già adolescente. È stato interessante vedere come far fluire i miei pensieri su un foglio, analizzarmi, mettermi in dubbio fosse direttamente proporzionale a come poi stavo a mio agio o meno in una partita. La testa e l’equilibrio solo il fulcro che li collega, e nel mio caso avere un ordine mentale è stato fondamentale sia per il mio gioco che per l’insegnamento. Ho capito che la passione che provo per queste due discipline volevo condividerla e farla sentire anche alle altre persone. La pubblicazione dei miei libri e il presentarli sono stati il punto cardine che mi ha permesso di farmene rendere conto con la scrittura; mentre vedere il sorriso dei bambini nel riuscire a svolgere un compito o un movimento assegnatogli giocando, lo è stato nel ruolo di coach.
Ripensando ai tuoi primi passi nel mondo della scrittura, qual è stata la scintilla iniziale che ti ha spinto a iniziare? Come descriveresti l’evoluzione del tuo stile, da “Whispers from the Blue” a “Sundazed Bones”? Quali sono state le principali influenze che hanno plasmato questa trasformazione?
Se ci ripenso la cosa che più mi fa sorridere nel mio legame con la scrittura è stato il corso naturale di come è accaduto tutto.
Non c’è stato un momento preciso in cui ho deciso di scrivere, ma leggendo e provando a trovare in ogni parola che mi capitava sottocchio, ho capito che il racconto altrui non mi bastava più: avevo bisogno di parole mie da mettere nero su bianco per esprimermi. Ho iniziato a scarabocchiare su pezzi di carta e taccuini i miei pensieri, in ogni momento della giornata. Poi anche sulle note del telefono per non perdermi o dimenticare nulla delle idee che mi frullavano in testa: volevo avere tutto salvato, mi dava uno stimolo per mettere ordine in me stessa e allo stesso tempo mi aiutava a capirmi. >>>>

>>>>> Le parole fluivano a fiumi, senza sforzo, anzi a volte mi sembravano troppe. Su consiglio di chi aveva iniziato a notare questa mia propensione, ho deciso di raccogliere tutto e di farne un libro, e così è nato “Whispers from the Blue“. Per me è stato l’inizio di tutto ma riguardando indietro lo vedo come qualcosa mi molto grezzo, uno sfogo naturale e semplice. Raccontavo di un periodo molto intricato e complesso in cui spesso mi ritrovavo anche a contraddirmi, non pensavo che nessuno avrebbe mai letto ció che avevo racchiuso lì.
Il mio secondo libro è arrivato qualche anno dopo, è stato un processo diverso perché ero consapevole di ció che volevo raccontare ai lettori. Avevo una visione più matura e nella mia scrittura si evinceva una dimestichezza ed un’intimità con la penna che non avevo mai avuto prima. “Sundazed Bones” è stato un viaggio introspettivo e complesso che voleva ritornare all’essenza del nostro animo, farci ritrovare nella semplicità dei gesti e delle emozioni. È un sali e scendi di pensieri e illustrazioni artistiche, che spero accompagneranno i lettori nel loro percorso, prendendoli per mano e magari rendendoli consapevoli che, anche nei loro momenti più delicati e cupi, ci sarà sempre una breccia di luce da cui ripartire. Mentre il libro prendeva forma ho sentito che due figure fondamentali stavano ispirando il mio processo creativo.



La prima è Kurt Cobain, da sempre ha avuto un grande influenza su di me sia la sua musica che le diverse espressioni creative che ho riscontrato nei suoi diari; possedeva un modo contorto ma allo stesso tempo catartico di esorcizzare pensieri e paure che mi affascinava moltissimo. La seconda è Silvya Plath, scrittrice complessa e profonda in cui mi sono identificata non solo come stile di stesura dei testi ma anche come emozioni che voleva trasmettere. Come ultima e importante influenza aggiungerei Foglie d’erba di Walt Whitman; nel leggerlo ho riscoperto la semplicità ma anche la forza straordinaria del saper dire moltissimo anche con poche parole.
In “Sundazed Bones” racconti di una connessione possibile tramite emozioni e parole, specialmente nelle stanze più profonde di sé stessi. Come pensi che le parole possano fungere da ponte tra le persone, specialmente in momenti di vulnerabilità e introspezione?
Sono sempre stata convinta che le parole abbiano un potere enorme, ma spesso ci ritroviamo a sentirci bloccati e la nostra stessa voce sembra quasi tradirci nel farle uscire fuori. Forse ci sono quei momenti in cui le emozioni sono così travolgenti da non lasciarci altro che spazio se non quello che ci concede un foglio bianco, quando in primis siamo noi a saperci sistemare tra ció che abbiamo bisogno di dire e ció che invece è solo un involucro di protezione tra noi e chi cerca solo di comprenderci. Durante il mio percorso c’è stato un momento di realizzazione che penso rimarrà per sempre il fulcro di ció che poi si è tramutato nella mia connessione con chiunque nutra passione per i libri e per la letteratura; ed è accaduto quando, dopo aver pubblicato il mio primo scritto, tante persone a me vicine hanno scoperto questo mio talento intimo e nascosto, che tenevo da anni ma che non avevo mai fatto uscire fuori veramente per paura.
Avevo questo timore radicato in me che mi diceva che nessuno mi conosceva veramente, e che una volta letto il mio lavoro si sarebbero sentiti in diritto di giudicarlo, o di cambiare opinione su chi io fossi davvero. È stata poi una sorpresa illuminante capire che in realtà quello che tenevo nascosto non aveva fatto altro che legarci ancora più indissolubilmente nei rapporti che condividevamo, perché ci aveva aperto una nuova porta sulla conoscenza personale e nel nostro legame. La sincerità e la potenza delle parole ci aveva risistemato insieme su un unico piano di umiltà.
In che modo il tuo contesto geografico e culturale influenza la tua scrittura? Ci sono elementi del paesaggio e della città di Reggio Calabria che racconti nelle tue opere?
Sono molto felice di questa domanda, perché sono consapevole che tanto del mio vissuto abbia influito in egual modo alla mia crescita personale e lavorativa, sia in modo positivo che negativo. Reggio non è una grande città e spesso mi sono sentita in difficoltà quando si trattava del far riconoscere il mio lavoro e il mio potenziale, in modo tale da riscontrare i giusti sbocchi. Detto questo, penso che quella che chiamo casa mia sia una moltitudine di bellezza, che va dall’arte, alla storia e al paesaggio naturale che ci è offerto ma che purtroppo non è giustamente valorizzato. Ho sempre sentito una profonda connessione con il nostro mare e l’impronta mediterranea intrinseca nelle sue radici, che ci sono state tramandate nel tempo. Quando sono giu o in un momento in cui ho bisogno di riflettere ritorno sempre al mare, ci parlo e chiedo consiglio alle onde e ai raggi del sole che lo trafiggono. Questo posto ha una stanza speciale anche nel mio legame con la fotografia; passione che prendo molto seriamente e che spero possa entrare a far parte del mio lavoro un giorno. Sento che sin da bambina rientrava tra i miei modi di comunicare, che mi fa guardare il mondo attraverso un filtro, che riesce ad andare oltre la realtà dei nostri occhi: un pó come se rubassi stralci di intimità ai soggetti delle mie fotografie.
Quali sono le tue principali fonti di ispirazione al di fuori della letteratura? Ci sono libri, film, opere d’arte o altri artisti che hanno avuto un impatto significativo nella strutturazione del tuo immaginario?
Domanda difficile.. da un punto di vista di curiosità il mio mondo si stratifica su una quantità sconfinata di passioni e influenze. Mi è sempre piaciuto riempirmi di vita in tutte le sue forme: la musica, il cinema, l’arte e la fotografia sono in egual modo continui stimoli che alimentano la mia conoscenza, oltre che la mia scrittura. >>>>
I film mi danno moltissimo e sono sempre alla ricerca dei loro significati nascosti e degli stralci in cui l’emozione supera il parlato; inoltre, data la mia passione per la fotografia, mi piace guardali con occhio trasognante e riportare lo stile che mi cattura di più nei miei scatti.
>>> Sono cresciuta e sono tutt’ora costantemente con le cuffiette alle orecchie, cambio spesso genere musicale e artisti in base a ció che mi trasmettono le giornate come vibrazioni, ma il rock è forse la base che ha fatto da sottofondo al mio percorso. Tra i miei artisti preferiti ci sono Pink Floyd, Nirvana, Lana del Rey e Bring Me The Horizon.

Ultima, ma non meno importante, è l’arte: che direi essere la mia seconda lingua. Nei miei libri, infatti, ho accostato diverse espressioni e rappresentazioni artistiche di quello che poi affrontavo nelle mie poesie e nei diversi capitoli che seguivano. Il disegno e la pittura hanno iniziato a fondersi nel mio stile, per dare vita ad una espressione che a volte non trovo con le parole e che vanno oltre la mia solo interpretazione, perché lasciano spazio alla fantasia di chiunque li guardi. I musei sono un luogo in cui so di stare bene, mi calmano e mi fanno sentire come se anche io ne facessi parte nel momento in cui mi perdo in una delle esposizioni che scelgo con cura di ammirare per ore.
Chi è Chiara Gligora?

Sono una ragazza di 24 anni, vivo a Reggio Calabria e ho iniziato ad addentrarmi nel mondo dell’editoria un paio di anni fa pubblicando il mio primo libro con Albatros Il Filo “Whispers from the Blue”, una collana poetica con Dantebus Edizioni “I Poeti di Via Margutta” vol. N. 97 e collaborando come illustratrice per il libro “Sublimi Emozioni” di Salvatore Cucinotta. Insieme a lui e ad Antonio Capua abbiamo inoltre dato il via ad una collaborazione con il Canale “Che Intervista!” Che si attiva a dar spazio per artisti autori emergenti e non, o chiunque abbia una storia da raccontare. Più nello specifico mi occupo delle video/audio interviste. Contemporaneamente per il momento collaboro con il circolo “A.T.D. Tennis Club Three Brothers Pharaon” e ho ottenuto la qualifica di International Coach MTMCAI e sto continuando il percorso di istruttrice per conseguire la qualifica FITP di 1o grado, insegnando mini tennis ai bambini e praticando tennis agonistico. Nel tempo libero mi piace viaggiare e approfondire il mio amore per la fotografia, il disegno e la scrittura, trovando spunto da ció che mi circonda.