Chiara Gligora | PEOPLE

“Sundazed Bones” il nuovo libro di

— Chiara Gligora

Oltre che fisicamente il tennis mi ha fatto crescere tantissimo a livello mentale. È uno sport che mette a dura prova con sè stessi, perché si è da soli, ed il primo avversario in campo sei sempre tu. La scrittura è arrivata dopo, ero già adolescente. È stato interessante vedere come far fluire i miei pensieri su un foglio, analizzarmi, mettermi in dubbio fosse direttamente proporzionale a come poi stavo a mio agio o meno in una partita. La testa e l’equilibrio solo il fulcro che li collega, e nel mio caso avere un ordine mentale è stato fondamentale sia per il mio gioco che per l’insegnamento. Ho capito che la passione che provo per queste due discipline volevo condividerla e farla sentire anche alle altre persone. La pubblicazione dei miei libri e il presentarli sono stati il punto cardine che mi ha permesso di farmene rendere conto con la scrittura; mentre vedere il sorriso dei bambini nel riuscire a svolgere un compito o un movimento assegnatogli giocando, lo è stato nel ruolo di coach.


>>>>> Le parole fluivano a fiumi, senza sforzo, anzi a volte mi sembravano troppe. Su consiglio di chi aveva iniziato a notare questa mia propensione, ho deciso di raccogliere tutto e di farne un libro, e così è nato “Whispers from the Blue“. Per me è stato l’inizio di tutto ma riguardando indietro lo vedo come qualcosa mi molto grezzo, uno sfogo naturale e semplice. Raccontavo di un periodo molto intricato e complesso in cui spesso mi ritrovavo anche a contraddirmi, non pensavo che nessuno avrebbe mai letto ció che avevo racchiuso lì. 

Il mio secondo libro è arrivato qualche anno dopo, è stato un processo diverso perché ero consapevole di ció che volevo raccontare ai lettori. Avevo una visione più matura e nella mia scrittura si evinceva una dimestichezza ed un’intimità con la penna che non avevo mai avuto prima. “Sundazed Bones” è stato un viaggio introspettivo e complesso che voleva ritornare all’essenza del nostro animo, farci ritrovare nella semplicità dei gesti e delle emozioni. È un sali e scendi di pensieri e illustrazioni artistiche, che spero accompagneranno i lettori nel loro percorso, prendendoli per mano e magari rendendoli consapevoli che, anche nei loro momenti più delicati e cupi, ci sarà sempre una breccia di luce da cui ripartire. Mentre il libro prendeva forma ho sentito che due figure fondamentali stavano ispirando  il mio processo creativo.

La prima è Kurt Cobain, da sempre ha avuto un grande influenza su di me sia la sua musica che le diverse espressioni creative che ho riscontrato nei suoi diari; possedeva un modo contorto ma allo stesso tempo catartico di esorcizzare pensieri e paure che mi affascinava moltissimo. La seconda è Silvya Plath, scrittrice complessa e profonda in cui mi sono identificata non solo come stile di stesura dei testi ma anche come emozioni che voleva trasmettere. Come ultima e importante influenza aggiungerei Foglie d’erba di Walt Whitman; nel leggerlo ho riscoperto la semplicità ma anche la forza straordinaria del saper dire moltissimo anche con poche parole.




>>> Sono cresciuta e sono tutt’ora costantemente con le cuffiette alle orecchie, cambio spesso genere musicale e artisti in base a ció che mi trasmettono le giornate come vibrazioni, ma il rock è forse la base che ha fatto da sottofondo al mio percorso. Tra i miei artisti preferiti ci sono Pink Floyd, Nirvana, Lana del Rey e Bring Me The Horizon.

Ultima, ma non meno importante, è l’arte: che direi essere la mia seconda lingua. Nei miei libri, infatti, ho accostato diverse espressioni e rappresentazioni artistiche di quello che poi affrontavo nelle mie poesie e nei diversi capitoli che seguivano. Il disegno e la pittura hanno iniziato a fondersi nel mio stile, per dare vita ad una espressione che a volte non trovo con le parole e che vanno oltre la mia solo interpretazione, perché lasciano spazio alla fantasia di chiunque li guardi. I musei sono un luogo in cui so di stare bene, mi calmano e mi fanno sentire come se anche io ne facessi parte nel momento in cui mi perdo in una delle esposizioni che scelgo con cura di ammirare per ore.